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Installazione di Giorgio Granata

Before exile, 2024, collage, courtesy text: Baruch Spinoza, Ethica ordine geometrico demonstrata (1677); courtesy images: Expanding Universe. The
Hubble Space Telescope (2020); 160 × 700 cm.

Before exile è un collage di grandi dimensioni che accosta immagini astronomiche catturate dal telescopio Hubble a frammenti dell’Etica di Spinoza.
Le stelle, qui tracciate con precisione geometrica, provengono da uno strumento nato con un’idea semplice ed estrema: rendere l’universo accessibile a tutti.
Hubble, celebrato come “il telescopio del popolo”, incarnava un sogno collettivo di conoscenza condivisa, capace di restituire allo sguardo comune la meraviglia del cielo. Eppure, oggi, quelle stesse stelle appaiono più lontane che mai - scientifiche, rarefatte, nascoste da un inquinamento luminoso che le rende quasi invisibili. Il telescopio Hubble, ormai superato dai progressi tecnologici, resta simbolo di un desiderio di comprensione che sembra essersi trasformato in privilegio per pochi. E così, a milioni di anni luce di distanza, l’universo torna a sfuggirci, filtrato attraverso specializzazioni, algoritmi e politiche che ne complicano l’accesso invece di ampliarlo.
In questa distanza si inserisce la figura stilizzata dell’omino composto dalle lettere “S-O-L-O”, un segno ricorrente dell’artista: presenza fragile e ironica
che abita la scena come emblema di una solitudine universale, esistenziale, che attraversa l’individuo contemporaneo di fronte alle crisi ambientali e sociali del
nostro tempo.
Accanto a questo paesaggio cosmico, si presenta il testo di Spinoza. Filosofo radicale, espulso dalla sua comunità per il coraggio di pensare liberamente.
Eppure, proprio nell’esilio, non smise di interrogare la natura, dedicandosi alla costruzione artigianale di lenti ottiche. Una pratica concreta, quotidiana, che gli
garantiva di vivere, mentre proseguiva - in silenzio e con rigore - la scrittura delle sue opere.
Tra queste, l’Etica, destinata a essere pubblicata solo dopo la sua morte. Paradossalmente, sono proprio quelle stesse ottiche, oggi evolute, a rendere possibile la visione delle stelle riprodotte nell’opera. Il pensiero si fa materia, la filosofia si fa immagine.
Before exile tiene insieme tutto questo, un pò come una lente che, invece di mettere a fuoco, ci invita a guardare di nuovo.
Il titolo dell’esposizione, Ethos, richiama volutamente il testo spinoziano e, al tempo stesso, l’idea di ethos come modo di abitare il mondo. L’ethos indica il
carattere, le abitudini e i valori che definiscono l’identità morale e l’atteggiamento di una persona o di una comunità. Un’etica non intesa come dottrina, ma come esercizio costante, una forma di esistenza attiva anche
quando tutto sembra remoto.

Contestualmente, un viaggio visivo attraverso dieci anni di ricerca estetica dello stesso artista,, raccontato con 70 fotografie in 4 minuti e 44 secondi di video, accompagnati dal suono incessante di una pioggia battente. La selezione – cronologicamente invertita – miscela frammenti di progetti realizzati in luoghi e tempi diversi: si apre con 83 giorni, presso la residenza artistica del Centro Armeno per l’Arte Contemporanea Sperimentale, ad Araks, un villaggio rurale al confine armeno; prosegue con uno sguardo sull’Uzbekistan; attraversa Water Panic Garden, un’indagine sul complesso rapporto tra l’uomo contemporaneo e l’acqua, con fotografie scattate in Africa, America, Australia, Cambogia, Canada, Thailandia e Vietnam; e include anche Weird Trip, narrazione tra sogni, meraviglie, stravaganze e crisi ecologica.

Giorgio Granata è un artista e ricercatore laureato in Filosofia e Scienze Filosofiche presso l’Università degli Studi di Catania. Il suo percorso accademico esplora tematiche legate all’etica della comunicazione, con un focus sulle intersezioni tra ontologia ed ecologia. Nel corso della sua carriera, Giorgio ha intrecciato ricerca e pratica artistica, partecipando a diverse residenze artistiche sia in Italia che all’estero. Tra le esperienze più significative, quella presso la Foundation B.A.D. di Rotterdam gli ha permesso di arricchire il suo approccio creativo, esplorando nuove modalità espressive. La sua formazione è stata ulteriormente approfondita dal master in Contemporary Art Markets presso la NABA, Nuova Accademia di Belle Arti, dove ha anche svolto uno stage presso Viafarini, un’organizzazione no-profit impegnata nella promozione della ricerca artistica contemporanea. Nel 2016, è stato finalista dei Sony World Photography Awards. Più recentemente, nel 2024, ha ricoperto il ruolo di curatore del Festival of Installation Art presso l’Armenian Center for Contemporary Experimental Art (NPAK) di Yerevan, incarico che gli ha permesso di sviluppare ulteriori progetti e, grazie a un grant dell’European Moving Cultures, ha intrapreso una residenza artistica a Araks, un villaggio armeno al confine con la Turchia. Il suo lavoro continua a esplorare le problematiche ecologiche, sociali e politiche attraverso una combinazione di fotografia, installazione e curatela, cercando di stimolare una riflessione critica sulle sfide contemporanee.

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